Arte o non arte?
17 Gennaio, 2008 at 11:26 am | In pubblicità, varie | Leave a Comment
Una delle domande ricorrenti per chi lavora in questo ambiente è: ma la pubblicità è arte o non lo è?
A me non ha mai interessato più di tanto questo quesito. Penso che alla base dell’arte vi sia il pensiero e quindi sia opinabile tutto ciò che arte. Non mi interessa; non ho mai capito l’importanza di definire artistico o no qualcosa e soprattutto perché la parola artistico abbia una valenza positiva e quindi venga considerato artistico qualcosa di bello. Bello e artistico non sono sinonimi. Al di là di questi discorsi di estetica, ecco un filmato e una foto. La foto fa riferimento a quanto accaduto ieri a Roma. Niente di originale per quel Cecchini (ndr l’autore di quel gesto), la Sony ci aveva già pensato anni fa a San Francisco, al computer. E oggi, ancora una volta, una massa di persone si chiede se sia arte o no. Ma chissenefrega.
Fiducia (trust), questa sconosciuta.
22 Settembre, 2007 at 3:26 pm | In pubblicità, varie | 2 CommentsSe i post di prima erano off-topic (non tutti), questo è molto off-topic. Però mi va di scriverlo.
Il dizionario italiano contempla la parola fiducia, trust in inglese.
A volte mi capita di parlare di pubblicità con colleghi, compresi alcuni dc. Ci sono diversi blog in proposito. Spesso si discute, anche animatamente, delle problematiche di questo mondo. Sono molte, ma secondo me (è soltanto la mia opinione) sono riconducibili ad un unico termine: fiducia. Quella che manca tra cliente e agenzia o tra professionisti all’interno, o in qualunque ambiente. Tutti i problemi di cui si parla sono riconducibili a ciò, compresa la mancanza di serenità o le diatribe interne. Io la penso così. Secondo me, i crontratti che si stipulano dovrebbero portare a caratteri cubitali come primo articolo: “Questo contratto stipula un rapporto basato sulla fiducia”. Dovrebbe essere scontato, mi direte. Invece non lo è. O forse proprio perchè scontato ci si dimentica di questo concetto. Il dizionario della pubblicità italiana non contempla questo termine. In fondo tutti i rapporti di lavoro, o anche d’amore (per esempio) si incrinano per quello. Un tradimento che cos’è, se non un atto dimostrativo di mancanza di fiducia?
In altri parti del mondo, invece, la fiducia è un atto basilare dei rapporti, umani e di lavoro. Una condizione “sine qua non”. Perchè vi racconto questo? Perchè ho condiviso questo pensiero con un giovane copy di Roma. Uno che un giorno, stanco di respirare aria viziata, ha deciso di fare un fagottino ed è partito per l’altra parte del mondo, in Australia. Ha lottato ed ora si sta affermando. Perchè lì, dall’altra parte del mondo, si vive di fiducia. E si è più rilassati. Lui la pensa esattamente come me. E proprio per quello un copy straniero trova lavoro. In Italia si ha la presunzione di dire “un copy non può lavorare con una lingua straniera”. E’ difficile, certo. Ma all’estero conta più l’idea. L’idea è il vero esperanto: comunica in tutte le lingue.
A me non piacciono i blog diario. L’ho già scritto, sempre che non si sia qualcuno. Lui per me lo è. Non nel senso di importante (non lo conosco di persona) ma nel senso che ha un blog interessante perchè abbiamo due cose in comune: siamo giovani e copy. E’ divertente, e scoprirete diverse cose: ad esempio che i coreani sono degli scoreggioni. E suo malgrado si è ritrovato a respirare ancora aria viziata (ma di altro tipo). Eppoi, a pensarci bene, il post non è off-topic. Simone è un “non etichettabile” proprio perchè è un copy straniero e va contro l’etichetta sopra descritta. Il suo blog è: sisotto.blogspot.com
off topic: “Come realizzare il sogno di qualcuno: diventare un copywriter”
21 Settembre, 2007 at 3:35 pm | In pubblicità, varie | 4 CommentsIeri si è svolta a Milano la Pizzafolio night: aspiranti copywriter hanno sottoposto in una pizzeria a due dc che conosco i loro portfolio. C’ero anche io, senza alcun portfolio ma solo per passare una serata in amicizia. Si è parlato di pubblicità in un ambiente informale. E’ stato bello.
Sapevo già che molti giovani hanno questo sogno. Io ero uno di loro alcuni anni fa. Stavolta sono serio, non cazzaro. E’ molto difficile intraprendere questa professione, spesso perchè i direttori creativi non vogliono impegnare parte del loro tempo per loro. Per varie ragioni, più o meno belle. Non ne faccio loro una colpa, solo penso che non sanno cosa si perdono. Io sono giovane, quello che leggete sotto è un post di un mio “amico” un po’ più anziano. D’età, non d’animo. Considerate lui come autorevole, non il sottoscritto.
Ora lascio il posto a questo bellissimo messaggio. Spero serva come incoraggiamento a chi vuole e sta cercando di intraprendere questo lavoro.
ps questo è un post serio, non preoccupatevi: la linea editoriale (?!?) tornerà quella di prima. Qualche volta un po’ di serietà non guasta.
Quali che siano le difficoltà contingenti e reali (pochi soldi, assunzioni bloccate, tanta concorrenza, nessun contatto “che conta”, ecc) l’unico modo per diventare copy è cominciare a farlo. Molti giovani aspiranti che incontro, mi danno la sensazione di considerarlo un punto di arrivo, una meta. E ritengono che per arrivarci, l’agenzia di pubblicità sia l’unico mezzo. In realtà, spesso, l’agenzia di pubblicità può essere il posto ideale per perdere la voglia di fare il copywriter. Non ci credete? Aprite un giornale, periodico o quotidiano, qualunque. Nel 90% delle campagne presenti, non vi viene il dubbio che voi avreste potuto fare di meglio? Levatevi quel dubbio. E’ vero. Lasciamo perdere le motivazioni, ci porterebbero lontani dal discorso. Il messaggio che mi interessa passare è: anche se non avete ancora trovato un’agenzia, non per questo non state già facendo i copywriters. Quello che conta, è la decisione con cui state affrontando questo viaggio. Viaggio, non meta. Quindi cercate soprattutto di godervelo, malgrado quelle che ora vi sembrano difficoltà, porte in faccia e delusioni. Oggi è domenica e sono eccezionalmente serio, non sto cazzeggiando. Non di proposito, per lo meno. Il mercato è depresso. Il sistema italiano è peggio che ingessato. Si sente un vago lezzo di gangrena. Ma internet dà agli aspiranti copy (e art) delle possibilità impensabili 20 anni fa. Per imparare dal lavoro dei migliori creativi di tutto il mondo (non solo italiani). Per farsi conoscere dal vostro core target: direttori creativi (oltre a copy e art senior). Qualche anno fa, Marco Massarotto si inventò una iniziativa fantastica “adotta un copy”. La si può trovare sull’annual ADCI. Non chiedetemi il numero, non lo ricordo. Ma ricordo l’impressione che mi fece quell’azione. Ottima. Non chiamai Massarotto solo perché…avevo le assunzioni bloccate. Spero di avergli almeno scritto una mail di complimenti. E tra me, pensai: “uno così, troverà sicuramente diverse opportunità.” Seguo con curiosità e interesse blog come “lodireicosì”, “simply aDdicted, legattediviaplinio. Penso che chi c’è dietro sta già facendo il suo “viaggio professionale”. Che se non si scoraggiano faranno anche delle belle cose. Perché le campagne che postano sono spesso belle. E saper riconoscere la bellezza è il primo passo per poterla riprodurre. A volte mi chiedo perché non mettano in pratica un’azione capace di integrare diversi strumenti di comunicazione (accessibili a budget zero). Con l’obiettivo di far conoscere i loro blog al loro target. Quando incontro dei giovani copy, non mi interessa solo vedere se sanno fare dei titoli “carini”; se sanno pensare spot TV o radio originali, rilevanti e pertinenti. Cerco di capire se siano in grado di concepire strategie di attacco più organiche alla mente del consumatore. Se sappiano produrre idee così “centrate” che poi basterà solo passione e voglia di divertirsi per declinarle in qualunque media (tradizionale e non). L’ultimo grand prix di cannes lo conosciamo tutti. Concludo. Non si è copywriter perché si lavora in un’agenzia di pubblicità. In compenso, si smette di essere un copy nel momento stesso in cui ci si sente arrivati.
Blog su WordPress.com. | Theme: Pool by Borja Fernandez.
Entries and comments feeds.