Dylan dei poveri.

3 Luglio, 2009 at 10:49 am | In musica | 2 Comments

Ieri a Crema ha suonato De Gregori. Io, anche per scelta, non ci sono andato. In genere non mi sognerei mai di giudicare un concerto a cui non ho assistito o un libro che non ho letto. Ma stavolta faccio un’eccezione.

Stamane, come sono entrato in ufficio, ho chiesto subito a una mia collega che lavora qui e che era presente ieri sera: “Ha fatto Pablo?”. Sorpreso, ma nemmeno più di tanto, ho ottenuto una risposta: “No”. Ho ribattuto: “Alice?”. “No.”
In parte me lo aspettavo, lo apprezzo come artista, meno come uomo. Infatti ieri sera è salito un uomo piccolo-piccolo su quel palco. L’artista chissà dov’era. Perché? Perché è un radical chic, nella realtà. C’è artista e artista. Molti conoscono la vicenda personale che lo tenne lontano dai palchi, era un’altra epoca e la contestazione era il pane quotidiano, in quegli anni. Lui, e non voglio giudicare il famoso episodio milanese, ne fu travolto.
Dylan, per altre scelte, non propone più alcuni successi. Altri li propone in arrangiamenti molto diversi. Ma c’è un motivo: vuole dare qualcosa di nuovo, di suo, al pubblico. Non a caso i cambiamenti sono su canzoni inflazionate e magari già proposte da altri. Pablo, a differenza dei capolavori esclusi nei concerti dal menestrello americano, è una canzone conosciuta ai fans, a quelli come me (sorpresi?), sconosciuta alla massa. Bellissima, è un obbligo per chi sceglie di pagare per venire a incontrarti e passare una serata. Non si tratta di fare il juke box, si tratta di ringraziare chi, negli anni, ti ha seguito e ti ha amato. Eppure non ci vuole molto a capirlo.
Caro De Gregori, io non so perché come sali sul palco non interagisci con il pubblico, perché eviti canzoni come Pablo, perché negli ultimi anni fai solo canzonette squallide anche dal punto di vista musicale. So solo che fossi stato presente ti avrei contestato. Come altri hanno fatto. Mi hanno raccontato di due uomini, un po’ brilli, che volevano salire sul palco. E dalle retrovie si sono sentite lamentele. Meglio così, altrimenti stamane mi avreste visto sul giornale locale in prima pagina. Titolo: “Facinoroso aizza la folla contro De Gregori durante il concerto”. A tutti voi che c’eravate, consolatevi così: Pablo ve la faccio ascoltare io.

2 Commenti »

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  1. Mi è successo anni fa di dover cantare un mio pezzo per una trentina di volte in un mese. Alla fine era di una noia mortale, non ne potevo più. Posso solo immaginare che noia sia cantare la stessa canzone per 40 anni ..
    ma hai ragione, il suo mestiere è anche intrattenere, altrimenti se ne rimanesse a casa ..

  2. Mah, un conto è cantare un pezzo una trentina di volte in un mese, un altro in un tour appena iniziato, dopo (credo) almeno due anni di assenza.
    Era la data zero, quindi non credo fosse per noia l’assenza di due canzoni. Non due canzoni a caso: Pablo e Alice. E mi hanno pure riferito che la donna cannone l’ha fatta controvoglia, alla fine, solo per le continue richieste, infastidito però proprio dal fatto che non fosse prevista.
    Credo sia una cosa completamente diversa.

    Intrattenere? Lo ha sempre fatto molto poco, sin dagli esordi. è una scelta.Ma non credo sia un grosso problema. Il punto è che venerdì sera (così mi han riferito, ribadisco: non c’ero) sembrava fosse sul palco per costrizione, dimenticandosi di chi invece era sotto il palco per scelta. Pagando.
    Ciao


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