Spazi e buchi.

15 Aprile, 2009 at 8:43 pm | In Uncategorized | Leave a Comment

Pochi post fa mi chiedevo e chiedevo che fine avrebbe fatto questo blog.
Già più di una volta avevo provato a “prendere una pausa di riflessione”: si dice così, giusto?
Ora l’ho presa, chi lo legge (e mi stupisco ancora di chi lo fa, ogni tanto) si sarà chiesto se era vero o no.

Questo post contiene solo parole, le stesse che vorrei scrivere in questo spazio. Ma che spesso non posso fare.
Un giorno ho letto un bellissimo commento in un altro blog:
“perché mai avere un blog se uno non ci può scrivere sopra quel cazzo che gli pare?”.
Ecco, questo era il concetto di libertà che esprimevo in quel post.
Quando ero piccolo e ne combinavo una delle mie, finivo in castigo nella mia camera. Quello diventava il mio spazio personale: piccolo, ma sapevo che – anche se fosse stato un buco – sarebbe stato il mio spazio, il mio mondo, e il castigo diventava indifferente.
Io vorrei scrivere di tante cose:
del fatto che – ad esempio – dove lavoro io hanno ancora licenziato. Di come l’abbiamo presa, visto che non era la prima volta. Surreale. “Oggi non fai più parte di questo mondo, puoi startene a casa” equivale più o meno a “vammi a prendere due panini con il formaggio”. Non ci scandalizza più. Né ci stupisce.
Raccontare la giornata di ieri, ad esempio. No, io l’ho sfondata anche questa volta: non sono stato nominato.
Ma non posso farlo. Perché so di essere letto.
E’ paradossale: avere un blog dove non scrivere per non essere letti.
Ogni tanto scrivo cazzate, ma mi rendo conto che non è il mio blog. Non è il mio spazio personale. Un castigo, come quando ero piccolo. Solo che stavolta non lascia indifferente, sotto sotto. Si può dare una facciata, ma quando nel buco vedi che continuamente c’è sempre qualcuno che prova ad entrare, non si può rimanere indifferenti. E, quando ci riescono, quando riescono ad entrare, fa male. Ecco perché questo spazio non lo sento mio.

Non so come continuerà, se rimarrà uno spazio di cazzate o di cose per me molto importanti (es. la musica). Ecco, ci tenevo a spiegarlo. A precisarlo. E a dire un grosso “ciao, in culo alla balena” alle persone che – fino a poco tempo fa – erano sicure di lavorare ancora con me. Ecco, anche questo ci tenevo a precisare.

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