Il giorno in cui divenni autore teatrale e rischiai il linciaggio.
8 Gennaio, 2009 at 5:14 pm | In Uncategorized | 7 CommentsVi aspettavate il post sulle mie buone intenzioni? Arriverà, non temete. Ma prima voglio raccontarvi una storia che, giuro su qualunque cosa, è realmente accaduta.
Chi fa questo lavoro sa che gennaio e settembre sono mesi un po’ morti, preceduti da mesi vivissimi. Quindi mi ritrovo a cazzeggiare parecchio. Durante il mio web cazzeggio sono capitato su questo articolo:
http://www.beppesevergnini.com/articoli.php?mese=1999-02-06_it
Il mio famoso concittadino parla di come ha iniziato l’esperienza di giornalista. Spara un’altra cazzata (“non è vero che i cremaschi odiano i cremonesi”: in realtà è verissimo) ma questa volta non voglio parlar di lui, che tra l’altro mi è anche simpatico. Si autocelebra nel suo spazio personale, nulla di male. Ho pensato di fare la stessa cosa pure io. Ora la faccio. In quest’articolo c’è della verità: la nostra città, e più ancora i paesini che le stanno attorno (io vengo da uno di quelli), è popolata da personaggi che fungono da spunto per chi cerca di guardare con ironia la vita che lo circonda.
Tra i tanti lavori svolti in gioventù ne ho fatto uno particolare: educatore – animatore al grest estivo del mio paesello. Ogni anno si doveva organizzare uno spettacolino con i bambini e gli adolescenti. Un anno mi fu affidata la creazione della scenetta dialettale. Scelsi di ambientarla nella sala d’attesa del medico e presi una decisione colossale: prendere per il culo la gente del paese.
Nella sala d’attesa ambulatoriale di un piccolo paesino, durante l’attesa si sentono i discorsi più strani, le frasi fatte più noiose o quelle più assurde (del tipo “non ci sono più le stagioni di una volta, etc.”), si diventa tutti “più amici” e si entra in un clima più confidenziale. Fateci caso.
Ci si conosce tutti quindi, utilizzando falsi personaggi, ricreai tic, manie, parlate strane di alcuni di loro. Il mio paese ne è pieno, al punto che se affittassi un immobile a uno psichiatra per la sua attività, e mi accontentassi dell’1% dei suoi profitti, potrei ragionevolmente sperare di entrare nella top ten degli uomini più ricchi del pianeta. Potrei raccontare episodi su episodi: ad esempio, esiste un uomo che quando entra nell’edicola-tabaccheria del paese ordina ad alta voce “un pacchetto di ms morbide, che dur ga l’ho bea me” o che chiede “un purnas, vu da chei bei, andu sa ed an om che al met dete al su usel”; lo fa gridando, indipendentemente dalle persone presenti, che non possono far altro che ridere sotto i baffi. (preferisco non tradurre, e sono sicuro di aver scritto sbagliato le due frasi, ma poco importa: vi giuro che è vero).
La scenetta andò benissimo, al punto che la gente (vi giuro) chiese il bis e scoppiò più volte a ridere. Non tutti, purtroppo. Molti si lamentarono, perché si accorsero di essere stati pubblicamente presi in giro. Altri educatori furono costretti a scusarsi, anche se non erano i “colpevoli”. Rischiai il linciaggio. E fu l’ultima volta che mi venne dato un simile incarico.
Non so perché ne scrivo, ma visto che molta gente chiede di me (nel prossimo post spiegherò cosa intendo) lo faccio per raccontare meglio chi sono. Oddio, non che il post eliminato sul Natale non lo raccontasse, ma quello mostrava il mio corpo, questo la mia anima: sono un gran cazzone. Lì credo di aver iniziato la mia carriera di cazzone che scrive.
7 Commenti »
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Mi auguro che tu continui con la tua carriera di cazzone che scrive! Toglimi una curiosità (se vuoi): scrivi sul blog perchè sai di essere letto da chi ti conosce o scrivi nella speranza di essere letto anche da estranei? Riformulo: scrivi solo perchè ti piace scrivere o scrivi per essere letto?
Comment di emilia — 12 Gennaio, 2009 #
Dici di leggere il mio blog, ma allora non leggi bene tutti i miei post!
Io cerco nel modo più assoluto di tenerlo segreto a chi mi conosce. Al lavoro, sospetto (anzi: sono quasi certo) che qualcuno lo conosca.
Ma tra la mia cerchia di amicizie sono quasi sicuro che il 99% non sa che ho un blog.
Mi piace scrivere? Uhmm, in fondo scrivere è l’attività principale del mio lavoro.
Ma, come già scritto, cerco di tenere separate le due cose: scrivere per lavoro e scrivere su questo spazio personale.
C’è una cosa che accomuna le due cose: il fatto di essere un gran cazzone. Ma essere cazzoni per lavoro ed esserlo per piacere è molto diverso. Il problema è far coincidere le due cose: lavoro/piacere, non piacere/scrittura.
Ciao
Comment di robyb — 12 Gennaio, 2009 #
Mi hai risposto solo in parte e nei tuoi post non ho trovato nulla al riguardo. Ok, ti piace scrivere, ma se fosse solo questo terresti un diario, oppure un quaderno di appunti o un file doc nel tuo pc. E’ il media che hai scelto che mi incuriosisce: rifuggi facebook, non vuoi essere riconosciuto dagli amici… Perchè un blog? Lo so che ti spacco le palle, ma non conosco molta gente che ha un blog non divulgativo o con pretese da “diffondo il verbo”. Diciamo che per me sei un topolino bianco?… Però molto simpatico!
Comment di emilia — 12 Gennaio, 2009 #
Un blog porta inevitabilmente a parlare di sé. Vero. E l’ho capito anche io, che ero partito così:
http://robyb.wordpress.com/2007/09/19/quello-che-mi-importa-e-grattarmi-sotto-le-ascelle/
Da quando l’ho aperto ho scritto diverse cose, ho cercato di fargli prendere diverse pieghe riuscendo, nel 99% dei casi, a non farlo diventare un diario (ad es. se parlo di viaggi non metto certo le foto per dire “sono stato qui” o far sapere cosa ho fatto. Preferisco dare consigli sul luogo). E’ diventato un calderone di argomenti.
Perché lo tengo vivo è una bella domanda a cui ancora oggi non riesco a dare risposta, infatti sono stato sul punto di chiuderlo più di una volta. Non lo so. Non me lo chiedo più da tanto tempo: passo di qua, scrivo qualche cazzata e via. (e nemmeno mi preoccupo degli errori: ad esempio tuor invece che tour. Il blog ne è pieno).
Ma non rompi le palle: penso che il vero significato di un blog sia avere un piccolo spazio personale con cui confrontarsi. Se tutti passassero senza lasciare commenti sai che palle…
Se tenessi un file doc sul pc non ci sarebbe il confronto:
http://robyb.wordpress.com/2008/04/22/che-ne-sara-di/
Più che un topolino preferirei essere una mosca. I topolini bianchi sono le cavie, mettiamola così: vivo in gabbia e questo spazio rappresenta una piccola fuga dalla prigione.
Comment di robyb — 12 Gennaio, 2009 #
Ci sei riuscito a non fare del blog un diario e trovo esauriente la risposta che è il possibile confronto quello che rende diverso scrivere su un blog, ma… la verità sta nelle sfumature, come dice il tuo amico Bukowski. Io continuerò a leggerti comunque, anche se scriverai di argomenti che tu pensi che noi lettori pensiamo che siano noiosi, come la politica. Comunque sei di sinistra, se oggi vale ancora questa definizione, e per questo mi garbi di più e spero che tu abbia la barba e faccia la doccia e non il bagno!!
Comment di emilia — 12 Gennaio, 2009 #
Lettori è una parola grossa.
La politica? Trovo che sia noioso parlarne, anche se in realtà la politica è discussione.
Di sinistra puro e in quanto tale ora la rifuggo, proprio perché altri hanno fatto perdere significato a questa definizione (vedi i radical chic o perché è “cool” definirsi tale). Quasi un obbligo data anche la mia provenienza.
Faccio la doccia, vero. Ma non ho capito questa storia. Non porto la barba (mi dà fastidio), mi spiace.
Ormai sei innamorata di me, mi sembra ovvio.
Comment di robyb — 12 Gennaio, 2009 #
Ovvio. M’innamoro di certi cervelli. Mi disamoro più facilmente dei corpi, ma se ricevo una delusione intellettuale chiudo per sempre! Oggi sono tutto il giorno in ufficio, nella pausa pranzo ti leggerò in compagnia di un panino, briciole ovunque e una sfigatissima e solitaria bottiglietta d’acqua minerale. Per la storia della doccia leggi qui (è Gaber)
http://www.canzoni-mp3.net/testo_destra_sinistra.htm
Comment di emilia — 13 Gennaio, 2009 #