Adoro il mare. Sarà che sono pesci, ma penso che il mare sia il mio habitat naturale, anche se sono lombardo e in Lombardia c’è tutto fuorché quello. Ogni volta che lo incontro mi mette pace. Mi sento a casa. Mosso, calmo, freddo o caldo: non importa. Oltre al mare, adoro un film: Rusty il selvaggio, uno dei migliori (forse il migliore) di Coppola.
In inglese il titolo originale è “Rumble fish” (pesce tuono), pesce combattente. I rumble fish sono quei pesci che per avere sufficiente spazio per vivere uccidono i loro simili. Non voglio spiegare perché adoro il mare e quel film, ma una metafora di quest’ultimo la trovo eccezionale: non combatterebbero se avessero più spazio, se vivessero in fiume o in mare, piuttosto che in un acquario.
Anche io come loro non combatterei se vivessi nel mare. Ma vivo in Italia: ne ho le palle piene di bugie, promesse, disonestà, potere pubblico visto come privato, etc. etc.
Che c’entra tutto questo? C’entra, c’entra: con quello che è successo ieri molto probabilmente sarò ancora una volta chiamato a votare. Solo che da una parte non sopporto le idee, dall’altra le persone che dovrebbero portare avanti certi ideali ma fanno promesse senza mantenerle solo per opportunismo e sudditanza al potere. L’Italia non è il mare ma un acquario di pochi centimetri. Non ho voglia di farmi prendere per il culo ancora una volta.
Ancora: cosa c’entra? C’entra, c’entra: e se il nostro Presidente passasse di qua? Nel caso mi rivolgo a lei: mi può comunicare in anticipo la data della chiamata alle urne? Il mare mi chiama. Così mi organizzo in anticipo per andare a raggiungerlo.
“A molti, individui o popoli, può accadere di ritenere, più o meno consapevolmente, che “ogni straniero è nemico”. Per lo più questa convinzione giace in fondo agli animi come un’infezione latente; si manifesta solo in atti saltuari e incoordinati, e non sta all’origine di un sistema di pensiero. Ma quando questo avviene, quando il dogma inespresso diventa premessa maggiore di un sillogismo, allora, al termine della catena, sta il Lager.”
[tratto dall'introduzione di Se questo è un uomo, Primo Levi]
Ecco perché a marzo, dopo aver rinviato più volte il viaggio, sarò ad Auschwitz-Birkenau. E perché penso che sia un luogo che tutti dovrebbero visitare. Un luogo che rimane e rimarrà sempre attuale.
L’uomo che compare nella foto è lo stesso che ha pronunciato la frase del titolo.
L’uomo nella foto ha pensato bene di mettere il figlio Pellegrino come consulente di Bersani, Alessia al giornale del suo partitino finanziato con soldi pubblici e Elia (altro famigliare) a capo di Isa Nova, associazione culturale finanziata dalla Regione Campania (fonte). Ecco in realtà sulla base di cosa determina se uno è migliore di un altro.
L’uomo nella foto ha una concezione di politica fatta di clientelismi, raccomandazioni, etc. etc. (lui stesso lo ammette). Un concetto di famigghia.
L’uomo nella foto è una delle persone che mi ha fatto aprire gli occhi: da appassionato di politica ho capito che è tutto uno schifo. La politica da un po’ di tempo a questa parte non la sopporto. La evito.
L’uomo che sta scrivendo il post spera un giorno di andare a portare le arance all’uomo nella foto (le arance le sa scegliere bene, lui) ma sa che la cosa è difficile: in carcere non ci vanno di certo i potenti. Ma i poveretti. In questo Paese a volte nemmeno loro. Oppure i potenti fanno poi l’indulto o leggi per se stessi. L’uomo nella foto sa benissimo che cosa è l’indulto.
L’uomo che sta scrivendo spera per l’uomo nella foto che quest’ulitmo sia in grado di scegliersi bene gli avvocati. Almeno quelli. Ma ne dubita.
ps questo è un post che tratta temi di politica. E’ un’eccezione, non capiterà più. Sarà che in questi giorni sono indignato (v. post precedente). Ma almeno qualche gioia, ogni tanto, mi viene data.
* [la frase l'ha pronunciata riferendosi alle nomine dei primari, dove lui spingeva per i propri amici. "Lì devi mettere quello, là quell'altro". Probabilmente si fa pure da altre parti e in altri settori (ricerca scientifica?) e questo fa schifo. Ma portarla come giustificazione fa ancora più schifo]
Questa volta sono serissimo. Giorni fa avevo visto un servizio su una ragazza che aveva vissuto un’esperienza squallida in quelle isole. Il racconto dettagliato lo trovate qui. (ma se non vi dovesse bastare potete fare tranquillamente una ricerca in Internet, troverete altre informazioni).
In pratica, in questo Paese, le donne sono considerate peggio degli oggetti. Non esiste punizione per alcun tipo di violenza su di loro. La cosa mi innoridisce. Mi fa letteralmente schifo. Penso che ogni giudizio sia superfluo.
Sono isole povere, che vivono di sostentamento dovuto al turismo. Quindi ho pensato di postare un messaggio che inviti a boicottare questi territori. Lanciare un appello, sperare di vedere pubblicati post simili in altri blog. Una vera e propria catena di S.Antonio, ma a fin di bene. Se molti di voi inizieranno a lanciare il messaggio, può darsi che qualcosa si faccia. NO ALLE MALDIVE.
La prossima settimana posterò invece su un luogo che tutti dovrebbero visitare.
Una delle domande ricorrenti per chi lavora in questo ambiente è: ma la pubblicità è arte o non lo è?
A me non ha mai interessato più di tanto questo quesito. Penso che alla base dell’arte vi sia il pensiero e quindi sia opinabile tutto ciò che arte. Non mi interessa; non ho mai capito l’importanza di definire artistico o no qualcosa e soprattutto perché la parola artistico abbia una valenza positiva e quindi venga considerato artistico qualcosa di bello. Bello e artistico non sono sinonimi. Al di là di questi discorsi di estetica, ecco un filmato e una foto. La foto fa riferimento a quanto accaduto ieri a Roma. Niente di originale per quel Cecchini (ndr l’autore di quel gesto), la Sony ci aveva già pensato anni fa a San Francisco, al computer. E oggi, ancora una volta, una massa di persone si chiede se sia arte o no. Ma chissenefrega.
Due spot censurati. La stessa azienda, che spesso fa largo uso di ironia. Il primo non è divertentissimo, ma è stato censurato dopo l’uscita. Il secondo l’ha censurato invece il cliente. Motivo? Prendeva in giro gli svedesi. Quando non si sa ridere di se stessi…
[le informazioni sulla censurale ho tratte da Internet. Fonti diverse, non sono quindi sicurissimo delle informazioni raccolte]
Come promesso a tutte le mie fans (mantengo sempre la parola data), ecco una mia immagine. Anzi 2: sono anche generoso. A sinistra sono come mamma mi ha fatto, coperto solo da una botte. Mi sono già sputtanato abbastanza su Internet, ho deciso di salvare il salvabile.
A destra indosso un vestito di un noto stilista italiano (GA), lo stesso di un famoso film con R. Gere di molti anni fa (American gigolo): l’attore in quel film è il mio mentore. Notate gli occhiali neri ma soprattutto lo stetoscopio: ho appena finito di giocare al dottore. E ne sono soddisfatto. La paziente anche.
ps gli assomiglio molto (a parte quello di sinistra: non sono riuscito a toglierli quell’espressione da ebete che non ho); chi mi conosce può confermare questa affermazione.
ps 2 nella foto a sinistra ho il petto ancora villoso. Questo perché il rasoio elettrico appena vinto deve ancora arrivarmi. Quando arriverà, diventerà liscio e pulito.
ps 3 non oso pensare a tutte quelle che digitando Gere nei motori di ricerca finiranno in questo luogo. Mi spiace per loro.
Chi frequenta questo blog ha già una vaga idea del sottoscritto. Alcuni mi conoscono; ma anche se così non fosse, vi comunico il mio lavoro: copywriter. Forse non avete capito che lavoro è ma in tal caso non preoccupatevi: siete in buona compagnia. Ciò che dovete sapere è che questo lavoro non è giustamente remunerato. Si prende poco, detto in altri termini.
Ho vinto il rasoio per depilarmi. Ho collegato queste cose ed ho pensato: cerchiamo di far fruttare tutto ciò.
C’è chi ha trasportato mobili per arrotondare i magri compensi della professione, in gioventù. Io, molto più furbo, preferisco arrotondare con attività più piacevoli. Donne: a destra trovate il mio indirizzo. Dopo che mi sarò depilato sarò più affascinante. Quindi scrivete. Fatevi vive.
Per completare degnamente questo sputtanamento totale, ho deciso che nei prossimi giorni metterò una mia immagine (una compare già, sono in adorazione alla statua di Frank Zappa a Vilnius). Come mamma mi ha fatto. Stay tuned.
Come forse saprete, ho partecipato ad un concorso per vincere un rasoio elettrico per la depilazione maschile (lo trovate qualche post fa, concorso blogger senza peli: 10 peli per me posson bastare).
Il mio post è stato considerato uno dei migliori. Non ricordo più quando è stata l’ultima volta che ho vinto qualcosa in vita mia. Sin da piccolo perdevo sempre, ero quello che si ritrovava sempre in mano il rametto più corto quando c’era da compiere una missione, una marachella di quelle che si fanno quando si cresce in campagna. Oddio, a volte vincevo nel gioco della bottiglia. E mi divertivo. Ma questa è un’altra storia.
Ho già pensato come sfruttare questa vittoria. Lo saprete prossimamente qui.
Un po’ sono felice. I miei peli un po’ meno.
Non so quanto ci sia di vero. Ma ho sentito che anche gli ac/dc (fate conto che la barra sia un fulmine) vogliono tornare. In tour. Ci credo poco, ma visto che ufficialmente non si sono mai sciolti e che amano rispondere per le rime agli zeppelin (Highway to hell è una risposta a Stairway to heaven) non mi sorprenderebbe la cosa. Mi esalterebbe. E molto. Perché loro sono il rock. E questo video lo spiega bene. E’ il brano di apertura del mitico concerto madrileno del 1996 alla plaza de toros. Uno di quelli che per età ho saltato ma per il quale avrei dato un rene per esserci. Nel video mancano alcuni secondi iniziali, quelli migliori di un concerto. Li vivi con l’adrenalina a mille. Dopo ore di attesa, code e ressa per arrivare ore prima ai cancelli, sperare di trovare posto sotto il palco. Posto che non molleresti per nulla al mondo. Sempre o sotto pioggia o a 45 gradi all’ombra (mi sono sempre chiesto perché il giorno di un concerto è questo il clima: pioggia battente o caldo soffocante, mai nulla di diverso). Poi arriva l’intro che ti fa capire che tutto sta per iniziare, esplodere. E l’aria si carica di elettricità. Tensione. Adrenalina incontenibile. Qui è rappresentato da quella palla d’acciaio coreografica. E arriva il gruppo (angus young in questo caso). Tutto esplode, si viene spintonati e si spintona a destra e a manca per mantenere la posizione. Si urla di gioia. Butti fuori tutta la tensione accumulata. Un’esplosione, come un orgasmo. Mi mancano certi concerti. Questo significa rock. E loro sono il rock.
Se vi state chiedendo il legame con il capodanno, vi rispondo: ero a casa di amici. Pochi e selezionati. E l’abbiamo passato guardando i dvd di due concerti. Uno è quello già citato. L’altro è un concerto dei Guns n’ Roses, quelli veri, quelli con Steven “pop corn” Adler. Il mio gruppo preferito. Una serata fantastica in compagnia di axl, angus young, johnson, slash etc. Volevo altro rock. Voglio rock. Vorrò sempre rock. Magari aspettando un back in 2008, non importa se black o di altro colore. Viva gli ac/dc. Viva i guns. Viva il rock.