Sulla strada del ritorno ho fatto un’altra deviazione. Sono uscito a Redipuglia, avevo tempo e ho deciso così.
Le immagini che vedete sono una mia foto e una foto presa da Internet. Per chi non lo sapesse a Redipuglia c’è il sacrario con circa 100.000 caduti nella Prima Guerra Mondiale. Dopo una mezz’oretta vedo giungere un gruppetto di ragazzi sui 20-25 anni, abbigliamento da metallari. Ero all’inizio della scalinata, dove c’è la tomba del Duca d’Aosta. Uno di loro (chiamiamolo A) se ne esce con una frase:
“ragazzi, non avete la pelle d’oca in questo luogo?” domanda ai suoi compari.
Prontamente risponde uno di loro (B):
“Ma per favore, basta stronzate! Sono solo contadinotti ignoranti che sono finiti qua senza volerlo. Non sapevano nemmeno perché combattevano, sono qua perché indietro non potevano tornare altrimenti li fucilavano”.
B indossava una maglietta nera con - ben in vista, sul fronte - una mega croce celtica (no comment). Spiccato accento toscano, diversamente dai suoi compagni dall’intonazione lombarda.
La frase mi ha colpito particolarmente, non tanto per il significato, ma per il tono sprezzante e spudorato. Ho evitato di rispondere, proprio come i suoi amici, che hanno preferito lasciarlo parlare. E a dirla tutta penso che sia molto più idiota la frase di A, piena solo di stupida retorica.
Ma ti rispondo qua, sia mai che per caso passi per il blog. Caro B, quando dici che non sapevano nemmeno perché erano lì hai ragione. E forse hai ragione pure sul resto. Ma dimentichi una cosa: l’unica differenza tra te e loro è un numero, la data di nascita. Prova a sottrarre 80 o 90 alla tua e forse tu saresti stato uno di loro. Molto probabilmente saresti pure un contadinotto ignorante, come del resto il 75% della popolazione dell’epoca. Non dimenticartelo. E rifletti su questo prima di dire una frase simile.
Stammi bene.
Lo scorso w-e ero al mare in Croazia. Per arrivarci ho dovuto fare una deviazione dalle parti di Jesolo, dove ho trascorso molte estati quando ero piccolo. Sono passato accanto a una di quelle giostre simil F1 per bambini. Avete presente quelle che vanno a 5 km orari su un percorso di 20m? Sì, proprio quelle. Appena le ho viste sono scoppiato a ridere e penso che la gente accanto a me avrà pensato che io sia pazzo. In parte lo sono. Ecco il perché di quella risata:
quando avevo circa 6-7 anni quelle erano le mie giostre preferite. Prima di salirci contavo i giri che si riuscivano a percorrere con un gettone. 9 o 10 circa. Aspettavo il mio turno, salivo, iniziavo il gran premio. Per i primi 8 giri ci davo dentro e spesso mi ritrovavo a “lottare” con coetani tedeschi.
I bambini teutonici non mi erano molto simpatici. Cercavo di primeggiare sino a quando non si avvicinava il giro finale. Nel frattempo sceglievo “la vittima”. Arrivati all’ultimo giro lo aspettavo e… bam! Lo sbattevo contro le gomme poste ai lati del circuito. Solitamente sceglievo chi mi aveva rotto di più i coglioni durante i giri precedenti. Il tedesco più rompiballe, insomma. Ragazzi, che botti! Il ricordo degli scontri mi ha suscitato una risata.
Mi divertivo parecchio. Probabilmente hans, helmut, franz o come cazzo si chiamava si divertiva un po’ meno. Ma si comportava come fosse il padrone del mondo. Ben gli sta.
ps se vi state preoccupando per lui, ricordate che ero piccolo. Non ero in grado di intendere e di volere. E comunque ora Hans sta sicuramente mettendo la marmellata sulla pizza, il ketchup sulla pasta o aspettando il pomeriggio per bersi un cappuccio al bar. Non preoccupatevi tanto per lui.
Oggi metto in musica la nostalgia, quella di casa. Sono lombardo e anche se il mio dialetto è diverso dal comasco, penso che questa canzone sia comprensibile a tutti gli italiani. Non sono neppure svizzero ma parla del loro eroe nazionale. E in verità non mi piace nemmeno molto Van de Sfroos. Ma questa canzone fa eccezione: un testo stupendo, divertente. Se fossi all’estero mi farebbe risentire l’aria di casa.
L’ascolterei mille volte. Voi fatelo almeno una volta.
L’amore è tutto ciò che esiste.
E lei esiste. Non importa dove e neppure il fatto che ancora non la conosco.
Un giorno spero di conoscerla, grazie al mio lavoro o ad altro. Mi sono ripromesso che ci riuscirò, vi terrò aggiornati.
Sabato sarà il suo compleanno, è un giorno speciale. Non potrò farlo tra due giorni quindi le auguro oggi buon compleanno, anche se in anticipo.
Ora mi rivolgo a te, mia musa:
je t’aime. Joyeux anniversaire!
(il mio francese va poco oltre).
ps inutile che vi spieghi a chi si riferisce l’immagine simpsonizzata.
Giorni fa mi è capitato di discutere con una persona. O meglio: di trovarmi discusso. Il tema era la mia professione, creativo pubblicitario (copywriter per l’esattezza). Via una serie di affermazioni del tipo “è colpa tua se la gente compra cose che non servono” etc. etc. etc. etc. etc. etc. etc
Le conoscete tutti. La mia reazione è stata la solita: isolamento esterno del cervello, modello Homer Simpson. Avrei potuto confutarle tutte, ma poco importa. Per me resta un lavoro come un altro. Lo dice uno che di lavori ne ha fatti parecchi, alcuni poi veramente assurdi (baby sitter è abbastanza raro per un ragazzo, più altri forse ancora più assurdi). Necessita di determinate competenze e via dicendo.
“Se solo sapesse la merda che ti tocca ingoiare in un ambiente simile!” ho pensato. Era il solito finto idealista.
A lui rispondo ora, anzi: gli lascio un regalo. Il testo di questa canzone è la risposta migliore.
In questa rubrica occupa-spazio oggi metto loro: i bluvertigo. Li avevo ascoltati live nel lontano 97 prima di Metallo non metallo. Non mi avevano entusiasmato, pochi li conoscevano. Pochi giorni fa li ho visti live in tv: molto meglio ora di quella sera. E ho pensato che loro una canzone su un sentimento l’avevano già fatta. Bel testo. Odio ipocriti, buonisti e buonismi. Odio: un bel sentimento, umano e duraturo. Hai avuto a che fare con alcuni di loro? Ascoltati questa e ti risolleverai.
Se dovessi scegliere la pazzia, metterei questa canzone. Perché? Perché la mattina mi capita spesso di svegliarmi e da quel momento ritrovarmi nella testa una canzone che mi accompagna per la giornata. La canticchio o la vado a cercare sul mac del lavoro per ritrovarla. Ora, non so se questo succede a molte persone e se sia normale, ma credo di sì se si è appassionati di musica come me. Solitamente sono canzoni che mi ritrovo ad ascoltare spesso. E il più delle volte canzoni che conosco. Stamattina, ecco sopraggiungere la pazzia: la canzone che torna e ritorna nella mia mente è questa. Risale agli anni 90 e non ricordo l’ultima volta che l’ho sentita, anni fa. E non la si ascolta molto, nemmeno in radio. Il gruppo? Erano i Counting Crows. Ma ancora non riesco a capire perché sia ritornata e non va via. Comunque è molto bella. Buon ascolto.
1) Perché nei colloqui di lavoro si dice che non si deve parlare di denaro?
2) Perché c’è sempre il collega che si lamenta: “ho sempre tanto lavoro”?
3) Perché il n.2 è in realtà colui che lavora meno?
4) Perché il n. 2 e 3 è colui che non può mai darti una mano?
5) Perché i leccaculo fanno carriera?
6) Perché lo sport nazionale di qualunque ufficio è lo sparlare di qualcuno?
7) Perché il 2-3-4-5-6 è colui che si sofferma oltre l’orario di lavoro solo per far sembrare agli altri che lavora molto ma in realtà non fa un cazzo e lo fa solo per apparenza?
Ce ne sarebbero mille altre, ma ecco alcune mie considerazioni, perché se un giorno mi ritrovassi nel ruolo dirigenziale di qualcosa, farei così:
1) Odio gli ipocriti. Ok, ci saranno mille altri motivi per fare o cambiare un lavoro (luogo, qualità della vita, etc.) ma questo è importante. E lo sanno tutti. Bando agli ipocriti.
2/3/4) Ovunque io abbia lavorato ne ho sempre trovato uno. O più.
5) E’ meglio far carriera così o non farla? Preferisco la 2.
6) Nel 99% dei casi male, nel 98% alle spalle. Meglio fregarsene, tanto per quanto tu ti possa adeguare e allenare, campioni di quest’attività ci si nasce. E’ tutto talento. meglio non rodersi il fegato; il primatista mondiale, il recordman da oro-argento-bronzo c’è già sicuramente. Magari è proprio quello che ti sta accanto. Meglio non curarsene e andare avanti.